Questo blog è gestito da un fedele laico che desidera promuovere la spiritualità dell'Ordine della Visitazione, basata sull'umiltà verso Dio e la dolcezza verso il prossimo. 

Attualmente le Monache Visitandine di Baggiovara (Modena) sono disponibili ad ospitare in monastero donne dai 18 ai 60 anni, purché siano interessate alla vita monastica e desiderino riflettere sulla vocazione religiosa. Per contattare il monastero potete scrivere al seguente indirizzo di posta elettronica: monvisit@virgilio.it

sabato 25 gennaio 2020

Testimonianza di una lettrice

Pubblico la testimonianza di una donna che ha fatto un'esperienza vocazionale in monastero.


Salve! Mi chiamo S. e durante le festività natalizie ho trascorso alcuni giorni presso il Monastero delle Monache Visitandine di Baggiovara. Le mando la mia piccola testimonianza, sperando possa aiutare qualcuno, così come le altre testimonianze hanno aiutato me. 

Per caso mi sono imbattuta sul suo blog quattro anni fa, quando stavo attraversando un periodo sentimentalmente molto difficile e stavo cercando un luogo dove stare con il Signore qualche giorno. Le testimonianze mi avevano molto colpito, ma poi non ho chiamato, sebbene io abbia continuato  ogni tanto a sbirciare sul sito. Premetto che ho 49 anni e non sono sposata. Da un punto di vista professionale ho sempre avuto molte soddisfazioni, ma da quello sentimentale la mia vita è stata un po' travagliata e, fino a qualche tempo fa, senza senso. Dall’età di 20 anni ho iniziato ad avvicinarmi alla parrocchia e a conoscere Gesù e di lì a poco ho percepito la sua chiamata alla consacrazione, ma poi, per svariati motivi, dopo aver fatto una piccola esperienza in un monastero, ho lasciato perdere e ho continuato la mia vita. Ho affrontato varie vicissitudini, fra cui la morte di un fidanzato, ma il Signore non si è dimenticato di me e, in un momento in cui proprio non ci stavo pensando, ho risentito la sua voce. Così ho chiamato e, dopo aver mandato un messaggio in posta elettronica, suor Maria Daniela  mi ha consentito (e di questo la ringrazio molto) di condividere qualche giorno la loro vita in fraternità e preghiera. Sono stati giorni di grande pace interiore, mi sono sentita accolta tanto che mi sembrava di conoscerle tutte da tempo, dalle più giovani alle fantastiche monache anziane. Ho apprezzato il sostegno e la disponibilità di Suor Maria Daniela, ma anche la sua delicatezza e il rispetto nei miei confronti. Il Signore mi ha confermato il grande amore che ha per me. Ho scoperto, inoltre, la ricchezza della spiritualità di San Francesco di Sales e credo che il fatto che in questo monastero vengano accolte anche persone più adulte, cosa che spesso altrove non accade,  sia veramente un grande dono di Dio. Di fronte a Lui non conta l’età, l’avverbio “oramai” non esiste.
“Tardi ti amato, bellezza così antica e così nuova.”

Buon cammino a tutti e Dio sia benedetto!!



lll

martedì 24 dicembre 2019

Vivere alla presenza di Dio

Pubblico la testimonianza di una donna che ha fatto un'esperienza vocazionale di una settimana presso la Visitazione di Baggiovara.


Il Monastero delle Visitandine ha permesso che io facessi un’esperienza spirituale. Cercavo da tempo dove poter farlo, anche se il mio desiderio era farlo dalle Benedettine, però la mia ricerca mi portava alle Visitandine e anche se sviavo lo sguardo, finivo sempre su questo portale. Casualità o volontà di Dio? Il fatto è che mi sono lasciata trasportare.

Mi sono messa in contatto telefonico con la Reverenda Madre Superiora, Maria Daniela. Ho avuto un colloquio personale e circa dieci giorni dopo ho iniziato il mio piccolo percorso.

Sono stata nel monastero quasi una settimana, un’esperienza che non potrò dimenticare mai. Vivere le giornate vicino al tabernacolo è un dono grandioso che il buon Dio è lieto di concedere alle sue spose preferite. Il tempo scandito con il suono della campana, è come sentire la stessa voce di Gesù che chiama il coro per le ore canoniche; le passeggiate nel parco, le ricreazione con le suore, il pranzo in silenzio e i momenti di silenzio nella cella o nel coro… ci sono stati momenti in cui mi sono sentita felice dentro, unita continuamente al Signore. La notte, quando andavo a dormire, sapevo che Gesù era a pochi passi dalla mia cella; la mattina un’ora prima dell’alba ero già nel coro per sorridergli nel tabernacolo, pensavo che il tempo è prezioso per prepararsi all’eternità.

Ho sentito che Dio ha toccato la mia anima con un dito e sentire quel tocco ha fatto che io mi abbandonasi alla sua esclusiva volontà. A volte mi sembrava illogico sentire quel tocco, mi sentivo troppo piccola, minuscola per un sfioramento così grande. Ma lui è così misericordioso è tenero che mi riempie completamente il cuore e non posso fare a meno senza di lui.

La Rev. Madre Daniela, che tanto ringrazio per il suo carisma e pazienza. Ha seguito il mio percorso come una mamma preoccupata alle difficoltà di un figlio, anche tutte le altre sorelle sono state meravigliose, ognuna di loro con la sua saggezza, dolcezza… non posso dire di non essermi trovata bene, sarei un’ingrata.

Ho saputo ascoltare nel silenzio e invito a chi ha bisogno di questo silenzio, di questo incontro con Dio, di provare a viverla al Monastero della Visitazione di Modena.

Ero cieca e non capivo, ma Gesù mi ha dato il suo sguardo per poterlo vedere. Lui è la mia, la nostra speranza.

Sorelle non vi dico arrivederci, bensì... a presto!

Dio sia benedetto ora è sempre.

(Lettera firmata)

sabato 16 novembre 2019

21 NOVEMBRE 2019
“GIORNATA PRO ORANTIBUS”

“Senza riflettere il mio desiderio mi aveva
posto sui cocchi al seguito del principe”
(Cfr Ct 6,12).

   
All’origine della vita claustrale noi crediamo ci sia un duplice desiderio: quello di Dio e quello della creatura. Si mischiano nella “preghiera della vita” l’attrazione di possedere e di essere posseduti integralmente dall’amore, nell’amore, per l’amore. 
   
La vita contemplativa claustrale “è una forte immissione di Dio tra gli uomini”. Ci viene a prelevare ponendoci in un giardino sigillato, facendoci gustare, fin da quaggiù, ciò che ci aspetta lassù.
   
Impossibile agli uomini di questo tempo rispondere di sì, ad una simile chiamata così totalizzante, possibile solo a Lui che rimane lo stesso ieri, oggi, sempre.
   
Ciascuno di noi ripete con San Paolo: “Non sono più io che vivo, ma in me si è consacrato e vive Cristo” (Cfr Galati 11,20).
   
Essere monaca visitandina è un viaggio che ti porta a scoprire che la nostra vita è chiamata a diventare una lettera per il mondo. “Una lettera scritta con lo Spirito del Dio vivente” (2 Cor 3,22) che parla nel silenzio e dal silenzio nella semplicità e nell’umiltà.

Alla domanda che spesso ci viene posta: Perché non vi siete fatte missionarie? Perché non siete negli ospedali o nelle periferie? Osiamo rispondere: noi siamo un mistero anche a noi stesse, un segreto del re, ma una certezza la custodiamo nel cuore: il Dio dell’amore ci ha scelte, affinché offrissimo la nostra vita per ciascuno dei suoi figli.
   
A poco a poco nel nostro chiostro il Signore lavora, come un vasaio, il nostro cuore; nessun uomo ci è estraneo o indifferente, anche se sconosciuto o lontano, i dolori e le gioie del mondo diventano le nostri. 
   
E così il nostro incontro continuo con Lui, è per tutti, senza preferenze di persone.
   
I nostri Santi Fondatori, Francesco di Sales e Giovanna Francesca di Chantal, ci hanno regalato una letteratura teologica che è aiuto, insieme alla Parola di Dio, a correre sulla via del Paradiso. 
   
Ci serviamo delle loro parole per porgere a tante giovani il fraterno augurio di lanciarsi con coraggio in questa avventura d’amore: “Non dobbiamo fermarci al bene, quanto possiamo giungere al meglio. Voglio soltanto Lui nel tempo e nell’eternità”.



   
                                                                                        Madre e Sorelle
Monastero della Visitazione di Baggiovara - MO

venerdì 22 febbraio 2019

Professione temporanea di Suor Barbara Maria Maso

Lo scorso 2 febbraio, alla presenza dell’Arcivescovo di Modena, Suor Barbara Maria Maso ha emesso la professione temporanea dei voti di povertà, castità e obbedienza. 

Preghiamo per lei affinché il Signore l’aiuti a progredire sempre di più nel cammino di perfezione cristiana, imitando le virtù eroiche di San Francesco di Sales e Santa Giovanna Francesca de Chantal.

venerdì 15 febbraio 2019

Domande sulla vita monastica


1) Quale significato offre la vita claustrale racchiusa nel silenzio, nella preghiera, nel lavoro e nella solitudine?

Quando una donna nella clausura consacra tutta la sua vita al Signore, accade una trasformazione che non si finisce di capire, neppure noi stesse la comprendiamo a fondo. La normalità del nostro pensiero spingerebbe a credere che questa monaca diventa isolata, sola con l’Assoluto, sola con Dio; è una vita ascetica, penitente. Ma questa non è la strada di una monaca di clausura cattolica, cristiana, visitandina. La strada passa per Gesù Cristo, sempre! Gesù Cristo è al centro della nostra vita, della nostra penitenza, della nostra vita comunitaria, della nostra preghiera e anche della universalità della preghiera. Quando una monaca va per la strada della contemplazione di Gesù Cristo, della preghiera, del silenzio, del lavoro, della solitudine, e della penitenza con Gesù Cristo, diventa grandemente umana. Come monache siamo chiamate ad avere grande umanità, un’umanità come quella della Madre Chiesa; umane, capire tutte le cose della vita, essere persone che sanno capire i problemi umani, che sanno perdonare, che sanno chiedere al Signore per le persone. La nostra umanità viene per la strada dell’Incarnazione del Verbo, la strada di Gesù Cristo.

2) Per quale ragione questo distacco dal mondo?

La nostra vita è interamente plasmata dalla ricerca di Dio. La vocazione della monaca “ricorda a tutti i cristiani la vocazione fondamentale di tutti di giungere a Dio” (Verbi Sponsa 4). Come scrisse Fra Marie-Dominique Chenu, esperto della vita monastica: “La vita del mistico non è fondamentalmente diversa dalla vita cristiana”. Non sfuggiamo ai drammi e alle crisi della vita umana. Viviamo in modo più spoglio, intenso, conoscendo la gioia e la disperazione di ogni vita umana, senza la protezione di molte delle cose che danno senso alla maggioranza delle vite umane: il matrimonio, i figli, una carriera. Il monastero è il luogo dove non ci si nasconde dalla domanda ultima di ogni vita umana. Siamo entrate in monastero non per fuggire dal mondo, per dimenticarlo o addirittura per ignorarne l’esistenza, ma al fine di essere presente ad esso in qualche modo più profondo, per vivere al cuore del mondo, in un modo nascosto, ma che riteniamo essere più reale. Siamo qui non alla ricerca di una vita tranquilla o di sicurezza, ma per condividere, per prendere in considerazione la sofferenza, il dolore, le speranze di tutta l’umanità. Dio ha messo le premesse per essere dimenticato e noi cerchiamo con la sua grazia di imitarlo, senza sentirci migliori del mondo, anzi, ma con la certezza che Dio ci ama e interviene in ogni istante per salvarci e alla fine portarci in Paradiso.

3) Cosa spinge, soprattutto, alla vita claustrale?

E’ Dio alla ricerca delle monache… è Lui il predatore! Noi le sue prede d’amore. E’ lui che si consacra a noi e per noi, non viceversa. Le monache sono semplicemente chiamate a rispondere, cercare, meditare e invocare Lui in solitudine affinché il verbo che procede dalla bocca di Dio possa non ritornare vuoto a Lui, ma possa realizzare quelle cose per cui fu mandato. Il nostro santo fondatore, Francesco di Sales, scrive che “nulla per forza tutto per amore”, dal primo istante! E’ sorprendente anche per noi, ma la vita claustrale nasce per dare la possibilità a Dio di esaudire le nostre preghiere! è rispondendo alle nostre preghiere che Dio agisce talvolta nel mondo. Dio desidera che preghiamo, per poter dare in risposta. La preghiera non è tanto un voler forzare Dio, per fargli cambiare idea. Fa parte di un rapporto di amicizia il fatto che Dio ci conceda ciò che chiediamo. Così le nostre preghiere, il vivere silenziosamente nel chiostro, è una partecipazione dell’azione di Dio nel mondo. Per Gesù essere inviato dal Padre non significava per lui spostarsi da un luogo ad un altro. Non partì per un viaggiò. La sua esistenza stessa veniva dal Padre. Siamo missionarie anche noi, non andando da nessuna parte, ma soltanto vivendo la vostra vita da Dio e per Dio.

4) Quali sono, a suo avviso, le più grandi difficoltà che può incontrare una persona dentro le mura di un cenobio claustrale?

Il monastero è come la coda alla fermata dell’autobus, un segno di speranza che l’autobus arrivi. Ma può succedere che l’autobus ritardi, si rompa e allora entra in gioco la fede! Quella vera! Questo vale per tutti coloro che vivono la vita monastica di clausura. Dio si mostra spesso nell’assenza, nel vuoto: la vita della monaca e del monaco è scavata dal vuoto. Le vostre vite sono vuote di altro scopo che di essere a disposizione di Dio. Non si fa nulla di particolarmente utile. Ma quel vuoto è uno spazio cavo in cui Dio abita e in cui intravediamo la sua gloria. La condivisione con i confratelli e le consorelle è una delle più grandi gioie della vita claustrale, ma può anche essere difficile. Se si creano tensioni, o disaccordi, come nelle migliori famiglie, non si può sbattere la porta di casa e uscire a distrarsi fuori. Lì è la sfida, si sta, si rimane, ci si confronta e scontra fino alla pace, quella vera. Probabilmente vivremo tutta la vita con le medesime consorelle. La nostra santa Madre, Giovanna Francesca di Chantal, ridendo ad una monaca scrisse “Sorella, ricordati che quando morirai, ci sarà almeno una monaca che sarà sollevata.” Così per noi la vita comunitaria è una gioia speciale e anche una sfida che è impossibile senza misericordia e generosità. Taulero dice che quando un confratello risulta insopportabile, allora occorre dire a se stessi: “Probabilmente quest’oggi ha mal di testa”. Forse può sembrare che alcune consorelle abbiano mal di testa molto frequenti, ma quant’è bello iniziare ad amare e sopportare proprio chi mi vive vicino vicino.

5) Per molti la clausura è considerata una “prigione”. Però sul volto di numerose monache si evince tanta gioia e luminosità. Può spiegarci le ragioni?

L’unica prigione vera che esiste nel mondo, è vivere senza la consapevolezza che Dio mi ama, ovvero riconoscere Dio come Padre e il resto dell’umanità come miei fratelli. In Monastero tutto parla di questo…quindi altro che carcere….qui è sempre ricreazione, sempre festa con un Padre che ama festeggiare. La gioia è il primo segno dell’amore. Chi vive in Monastero, non può che essere un innamorato cronico, malato grave d’amore, altrimenti non resiste…e un innamorato è sempre gioioso, anche quando soffre per amore!

6) Come spiega il calo vocazionale che si registra anche nei monasteri claustrali?
La mancanza di coraggio! Abbiamo il coraggio di dare a Dio tutto? Abbiamo il coraggio di farci toccare dalla sofferenza, di rinnegarci per entrare nella gioia senza limiti della libertà dei figli di Dio? Ma noi siamo sicure…che è una crisi passeggera, c’è tanta sete di Dio, e Dio non smetterà di chiamare, cerchiamo anche noi di non smettere di pregare il Padrone della messe affinché mandi operai nella sua messe! Lui è fedele.


lunedì 4 febbraio 2019

Testimonianza

Ripubblico una testimonianza sulle Visitandine di Baggiovara che mi ha inviato una lettrice del mio blog sulla vocazione religiosa.


Ciao D., sono […], ci siamo scritti un po' di tempo fa. Voglio ringraziarti per avermi consigliato il monastero di Baggiovara. MADRE MARIA DANIELA è stata davvero fantastica. Mi sono trovata veramente bene e ho potuto riflettere molto...sto riflettendo molto anche ora. Sono convinta che non è stato un caso che io abbia visto il post che mi ha permesso di mettermi in contatto con te e che poi tu mi abbia messo in contatto con il monastero. Anche Madre Maria Daniela è della stessa opinione. Nulla è un caso. Il Signore ha i suoi progetti, i suoi piani. Io mi sono sposata a 19 anni perchè incinta. Io e mio marito ci siamo lasciati quasi subito e dopo il divorzio lui ha chiesto la dichiarazione di nullità al tribunale ecclesiastico e ci è stato concessa. Mia figlia ha il mio cognome. Dopo questo non mi sono più né sposata né fidanzata. Ho sì avuto storie, conosciuto uomini, ma nessuno di loro era per me. Ora ho smesso di cercare. Con il lavoro dal 2011 non va molto meglio, e cosi da quando ci siamo scritti ho cominciato a pensare, riflettere e a pregare. E mi è venuto il pensiero che forse il PROGETTO di DIO per me è un altro. Io ho lottato contro di Lui e ora sono qui a fare i conti con la mia ribellione verso di Lui. Io penso che Lui voglia proprio questo da me e questo è il suo modo per farmelo capire. Nel monastero io mi sono trovata molto bene. Lì ho trovato e ho sentito quella pace, tranquillità e amore fraterno di cui avevo bisogno. Sono stata davvero bene. A metà luglio tornerò a Baggiovara per 2 settimane e sinceramente non vedo l'ora. Se il SIGNORE veramente vuole questo da me io sono pronta. Perché non so, mi sembra che sia veramente quello il mio posto. Mia figlia ha quasi 22 anni ed è indipendente e poi ci sono i miei genitori. È vero, io non ho un lavoro o tanti spasimanti da lasciare, ma ho una grande famiglia dove siamo uniti, ci vogliamo bene e ci sosteniamo a vicenda. Io lascerei loro se è questo che il Signore vuole da me. Fino a 16 anni ho frequentato la Chiesa assiduamente. Poi quando ho cominciato a lavorare mi sono sentita fuori posto  e smesso di frequentare l'oratorio. Ho continuato per un po' ad andare a Messa, ma poi ho smesso anche lì. Anche se ho sempre continuato a CREDERE in DIO, andavo a Messa ogni tanto, ma Lui era sempre nel mio cuore.

Più o meno questa è la mia storia. Grazie per la tua disponibilità. DIO ti ha messo sulla mia strada e io lo ringrazierò sempre.

sabato 2 giugno 2018

Testimonianza di una ragazza

Una ragazza mi ha inviato una testimonianza che pubblico volentieri.


Ciao, seguo il tuo blog da qualche tempo e volevo lasciarti la mia testimonianza. Grazie al tuo blog sono venuta a conoscenza delle monache visitandine di Baggiovara, mi sono messa in contatto con loro e mi hanno ospitato per alcuni giorni. Quello che ho trovato, oltre che una grande accoglienza, è stata la pace, la serenità e la tranquillità che spesso mancano nella vita di tutti i giorni. Non so ancora qual è il disegno di Dio su di me, ma sicuramente è stata un'esperienza che mi ha arricchita molto, mi ha permesso di dedicarmi alcuni giorni completamente alla preghiera e al dialogo con Dio. Porterò nel mio cuore ogni sorella, ciascuna di loro mi ha lasciato qualcosa, è stato bello e costruttivo confrontarmi con loro.

martedì 1 maggio 2018

Attualità della spiritualità salesiana

[Brano tratto da "Il nostro Dio è un Dio di gioia", delle Monache Visitandine di Baggiovara]

Un Messaggio per oggi

Francesco di Sales ha saputo far giungere ai suoi contemporanei l’eco della gioia contenuta nel Vangelo. Diceva che bisognava alloqui hominem, ossia parlare all’uomo con il linguaggio del proprio tempo in modo da toccare «l’orecchio del suo cuore». Ai giovani che hanno sete di una fede semplice e gioiosa si presenta come colui che è in grado di rispondere alle loro attese. Egli ha semplificato il messaggio del Vangelo e mostrato che esso era alla portata di tutti. Basta guardare Dio che ci ama e rispondervi gioiosamente, nel posto che si occupa nel mondo. Francesco di Sales resta nella storia l’inventore del cristiano che danza, che sa vestirsi e fare le spesa nel mondo.

La prova della costante irradiazione che emanava dalla sua persona e dal suo messaggio sta nell’attrattiva che egli non hai cessato di esercitare. Da san Vincenzo de Paoli che vedeva in lui l’uomo che meglio ha riprodotto il volto di Gesù sulla terra, a don Bosco, apostolo della gioventù in difficoltà e fondatore dei salesiani il quale faceva «consistere la santità nell’essere sempre gioiosi». Quindi su Giovanni XXIII il quale scriveva, quand’era seminarista: «Non m’importerebbe niente, nemmeno di diventare papa, se potessi assomigliare a san Francesco di Sales», e sarà lui a fustigare i profeti di sventura; così François Varillon, autore di La gioia di credere e la gioia di vivere, per finire con il card. Marty, nominato arcivescovo di Parigi nella tormenta del maggio 1968. Si chiamava Gabriele e aveva scelto il nome di Francesco per ammirazione del nostro santo. Egli ne era ben ispirato rivolgendosi ai giovani per l’ultimo messaggio: «Cercate nella vostra vita come Gesù vi guarda, come guarda coloro che sono attorno a voi. Non guardate al mondo con gli occhi di coloro che hanno le cateratte. Ci sono troppi salici piangenti nel mondo, siate pieni di speranza!».

In una nota in cui, alla domanda di un giovane vescovo, espone l’arte della predicazione, Francesco di Sales consiglia, tra l’altro, di ricorrere agli esempi tratti dalle vite dei santi, poiché afferma, «il vangelo è come una musica scritta, mentre la vita dei santi è questa musica cantata» (XII 306). Come è detto bene! Certuni non conoscono le note, non sanno decifrare lo spartito del vangelo, ma i santi e, tra di essi Francesco di Sales l’eseguono, lo traducono in pratica e rapiscono così il cuore di ogni uomo.

La parola finale sarà per ricordare l’amabile rimprovero rivolto agli israeliti i quali «non poterono cantare a Babilonia perché pensavano al loro paese. Io - dice Francesco di Sales - vorrei che cantassimo dappertutto».

domenica 1 aprile 2018

Riscoprire il vero senso della vita

Ecco una testimonianza che mi ha inviato una gentilissima lettrice del blog, la quale ha trascorso alcuni giorni di ritiro spirituale nel monastero delle Monache Visitandine.



Ho passato 5 giorni in convento con le Sorelle, per mie motivazioni personali di ricerca spirituale. È stato tutto molto inaspettato, ma completamente rivoluzionario per la mia vita. Essere in quel luogo di silenzio, permette di essere in contatto con sé stessi senza alcuna possibile via di fuga (telefono, televisione, computer, ecc.).

La preghiera continua mi ha riportato al Contatto con Dio, a Sentire la Sua Presenza, il Suo Amore Incondizionato. Testimoniato dalle Sorelle, dal loro viso e dal loro comportamento sempre accogliente, gioioso e caldo. Essere in quei luoghi riporta tutto all'essenziale, alla semplicità della vita. Difficile tradurre in parole qualcosa che è essenzialmente emozione pura, ma la preziosa opportunità di trascorrere dei giorni in ritiro completo mi ha fatto toccare nel profondo ciò che veramente conta nella nostra vita di esseri umani e ne dà il vero Senso. E che (troppo) spesso dimentichiamo…

Ultimo Insegnamento, soprattutto appreso (forse, meglio, ricordato) grazie alle Sorelle: “Amen, che sia fatta la Tua Volontà”. Ricordiamoci sempre che qualsiasi cosa accada (piacevole o spiacevole, di gioia o di dolore), non dipende da noi ma da Lui e, come tale, dobbiamo sempre accettarla con il Cuore colmo di gratitudine comunque, perché inserita in un disegno di ordine superiore…

Grazie ancora Sorelle e Madre Superiora! Che Dio sia Benedetto!

(Lettera firmata)



lll

sabato 6 gennaio 2018

Vita fraterna in comunità

Una gentile lettrice mi ha scritto una testimonianza che pubblico volentieri.

Gentilissimo,
tempo fa avevo letto sul suo blog che a chi desiderava vivere un ritiro in Clausura Lei consigliava il Monastero di Baggiovara (MO) delle Monache Visitandine. Desidero ringraziarLa di cuore per il Suo consiglio. Ho passato qualche giorno al Monastero della Visitazione e mi sono sentita accolta con amore. L'Abbadessa, Madre Maria Daniela, mi ha dato dei consigli preziosi e mi ha trasmesso l'amore di Dio Padre. Di Lei mi ha veramente colpito la Sua umiltà, la Sua disponibilità e la Sua profondità spirituale. Voglio ringraziare una per una le altre Sorelle che pazientemente mi hanno tenuta per mano facendomi sentire una di loro... in particolare Suor Paola che con le Sue dolci parole mi ha trasmesso fiducia e speranza e Suor Maria Serena, il mio "angelo custode" in Coro. La profonda fede, la gioia e la serenità di questi giorni mi aiuteranno nel mio cammino spirituale. I momenti di silenzio hanno permesso di mettermi in ascolto di Dio e di capire quanto sia importante in questo nostro stile di vita frenetica raccogliersi nel silenzio e nella preghiera e metterci in ascolto aprendo il nostro cuore a Dio Padre.

Consiglio veramente a tutte le donne, giovani e meno giovani che desiderano vivere questa esperienza il Monastero di Baggiovara (MO).

Che Gesù e Maria Santissima ci proteggano e ci guidino nel nuovo anno appena cominciato.

(Lettera firmata)

venerdì 28 aprile 2017

Giornata monastica

Giornata monastica delle Visitandine del monastero di Baggiovara (Modena)


5.15 Risveglio

6.00 - 7.00 Orazione silenziosa, personale/comunitaria in coro/chiesa

7.00 - 7.30 Lodi e Ora liturgica di Terza

7,30 Celebrazione eucaristica, segue Ufficio delle Letture

8.30 Colazione, segue lavoro per il sostentamento della Comunità fino alle 11.30

11.40 Ora liturgica di Sesta

12.05 Pranzo

13.10 Ricreazione: tempo per una distensione salutare e per creare un vero spirito di famiglia (in parte con giochi di movimento e in parte intrattenendoci assieme)

14.00 - 14.30 Mezz'ora di libertà autogestita (studio, corrispondenza, riposo, ecc.)

14.30 - 15.30 Lavoro

15.30 Recita delle Litanie e Ora liturgica di Nona

16.00 Lettura spirituale personale

16.30 Santo Rosario

17.00 Vespri e l'orazione serale silenziosa, personale

18.00 Cena

19.10 Ricreazione

20.00 - 20.30 Formazione religiosa e umana. Tempo per la comunicazione di notizie, avvenimenti della Chiesa e della società atti a stimolare la preghiera

20.40 Compieta

22.00 Riposo e inizio del "grande silenzio"

giovedì 1 dicembre 2016

Intervista a una donna in discernimento vocazionale

Ripubblico una vecchia intervista che mi ha concesso una gentilissima lettrice al riguardo del suo percorso di discernimento vocazionale.


- Come è nato in te il pensiero di iniziare a riflettere sulla vocazione religiosa?

- Circa un anno fa mi sono riavvicinata alla preghiera che avevo tralasciato per molto tempo. Il motivo di questo riavvicinamento è partito da un disinteresse per le attrazioni mondane. Dopo un po' di tempo mi sono resa conto che la vicinanza al Signore mi dava molta consolazione, gioia e mi riempiva il cuore. Così per la prima volta nella mia vita ho intuito come dedicare la vita a Lui possa dare un senso profondo.

- Saresti felice di poter diventare sposa di Gesù Cristo abbracciando la vita consacrata?

- Non è ancora giunta in me la decisione interiore di lasciare tutto per diventare sposa di Gesù anche se ne sono molto attratta. Sarebbe una cosa bellissima!

- Tu hai fatto alcune esperienze vocazionali tra le Monache Visitandine. Che cos'è che ti affascina della spiritualità di San Francesco di Sales? 

- Ciò che più mi affascina della vita delle Visitandine è la serenità, la semplicità e la dolcezza fraterna. 

- Le Visitandine fanno largo uso del canto gregoriano, che è il canto tipico della Chiesa. Ti piacciono questi antichi e devoti canti liturgici? 

- Certo che mi piacciono, elevano ancor di più lo spirito e fanno sentire la pace.

- Molte persone mondane pensano erroneamente che è noioso vivere in un monastero di clausura. Tu ti sei annoiata quando hai provato la vita monastica?

- Non mi sono per nulla annoiata perché mi sento molto arricchita dalla preghiera e dall'orazione. Poi in monastero tutto il tempo è ben organizzato. Impossibile annoiarsi.

- Perché le monache di clausura che hai conosciuto sono così gioiose e felici?

- Penso sia perché hanno saputo riconoscere nel Signore la perla preziosa, l'essenza e fonte della vita, di fronte alla quale tutto il resto perde di significato.

- La vita monastica è molto gratificante ma richiede anche un grande spirito di sacrificio. Con l'aiuto di Dio sei disposta a lasciare tutto e a rinunciare alle effimere gioie mondane per donare il resto della tua vita al Redentore Divino, abbracciando la vita monastica?

- Ho iniziato da poco un percorso di discernimento per fare luce su questo punto. Spero di comprendere presto se questa strada è quella voluta dal Signore per me. In questo caso penso che sarei disposta a farlo con gioia.