Questo blog è gestito da un fedele laico che desidera promuovere la spiritualità dell'Ordine della Visitazione, basata sull'umiltà verso Dio e la dolcezza verso il prossimo. 

Attualmente le Monache Visitandine di Baggiovara (Modena) sono disponibili ad ospitare in monastero donne dai 18 ai 60 anni, purché siano interessate alla vita monastica e desiderino riflettere sulla vocazione religiosa. Per contattare il monastero potete scrivere al seguente indirizzo di posta elettronica: monvisit@virgilio.it

martedì 1 maggio 2018

Attualità della spiritualità salesiana

[Brano tratto da "Il nostro Dio è un Dio di gioia", delle Monache Visitandine di Baggiovara]

Un Messaggio per oggi

Francesco di Sales ha saputo far giungere ai suoi contemporanei l’eco della gioia contenuta nel Vangelo. Diceva che bisognava alloqui hominem, ossia parlare all’uomo con il linguaggio del proprio tempo in modo da toccare «l’orecchio del suo cuore». Ai giovani che hanno sete di una fede semplice e gioiosa si presenta come colui che è in grado di rispondere alle loro attese. Egli ha semplificato il messaggio del Vangelo e mostrato che esso era alla portata di tutti. Basta guardare Dio che ci ama e rispondervi gioiosamente, nel posto che si occupa nel mondo. Francesco di Sales resta nella storia l’inventore del cristiano che danza, che sa vestirsi e fare le spesa nel mondo.

La prova della costante irradiazione che emanava dalla sua persona e dal suo messaggio sta nell’attrattiva che egli non hai cessato di esercitare. Da san Vincenzo de Paoli che vedeva in lui l’uomo che meglio ha riprodotto il volto di Gesù sulla terra, a don Bosco, apostolo della gioventù in difficoltà e fondatore dei salesiani il quale faceva «consistere la santità nell’essere sempre gioiosi». Quindi su Giovanni XXIII il quale scriveva, quand’era seminarista: «Non m’importerebbe niente, nemmeno di diventare papa, se potessi assomigliare a san Francesco di Sales», e sarà lui a fustigare i profeti di sventura; così François Varillon, autore di La gioia di credere e la gioia di vivere, per finire con il card. Marty, nominato arcivescovo di Parigi nella tormenta del maggio 1968. Si chiamava Gabriele e aveva scelto il nome di Francesco per ammirazione del nostro santo. Egli ne era ben ispirato rivolgendosi ai giovani per l’ultimo messaggio: «Cercate nella vostra vita come Gesù vi guarda, come guarda coloro che sono attorno a voi. Non guardate al mondo con gli occhi di coloro che hanno le cateratte. Ci sono troppi salici piangenti nel mondo, siate pieni di speranza!».

In una nota in cui, alla domanda di un giovane vescovo, espone l’arte della predicazione, Francesco di Sales consiglia, tra l’altro, di ricorrere agli esempi tratti dalle vite dei santi, poiché afferma, «il vangelo è come una musica scritta, mentre la vita dei santi è questa musica cantata» (XII 306). Come è detto bene! Certuni non conoscono le note, non sanno decifrare lo spartito del vangelo, ma i santi e, tra di essi Francesco di Sales l’eseguono, lo traducono in pratica e rapiscono così il cuore di ogni uomo.

La parola finale sarà per ricordare l’amabile rimprovero rivolto agli israeliti i quali «non poterono cantare a Babilonia perché pensavano al loro paese. Io - dice Francesco di Sales - vorrei che cantassimo dappertutto».