Questo blog è gestito da un fedele laico che desidera promuovere la spiritualità dell'Ordine della Visitazione, basata sull'umiltà verso Dio e la dolcezza verso il prossimo. 

Attualmente le Monache Visitandine di Baggiovara (Modena) sono disponibili ad ospitare in monastero donne dai 18 ai 60 anni, purché siano interessate alla vita monastica e desiderino riflettere sulla vocazione religiosa. Per contattare il monastero potete scrivere al seguente indirizzo di posta elettronica: monvisit@virgilio.it

domenica 3 maggio 2015

Spiritualità salesiana

Una monaca Visitandina del monastero di Baggiovara (Modena), ha gentilmente accettato di rispondere ad alcune domande sulla spiritualità salesiana e sulla vita religiosa.

- San Francesco di Sales è conosciuto come “il santo della dolcezza”. Purtroppo, nella società molto spesso le relazioni tra le persone sono caratterizzate dall'asprezza e dall'acidità. La spiritualità salesiana può essere un antidoto per rendere più umana e caritatevole la società?

- Sì, il nostro Santo fondatore è conosciuto come il Santo della dolcezza. La dolcezza non è una virtù femminile o segno di debolezza. Non c'è dolcezza se prima, dal punto di vista della morale meramente umana, non c'è il dominio di se stesso, il controllo della collera, dell’orgoglio, dell’impulsività, della pace interiore. Per essere dolci occorre essere forti e occorre essere umili. San Francesco di Sales aveva un carattere focoso e ha lavorato per anni e anni prima di divenire mite e dolce. Diceva che “la dolcezza è il fiore della carità; è la forma esteriore dell'amore al prossimo e la virtù del buon Pastore. Poiché nel cuore del nostro Salvatore non c'è altra legge che la dolcezza, l'umiltà e la carità; anche noi dobbiamo sempre operare, guidati da questo soave giogo”. E ancora ebbe a dire un giorno, riguardo alla dolcezza, che “si prendono più mosche con una goccia di miele che con un barile di aceto…”

- Perché San Francesco di Sales ha voluto dedicare l'Ordine alla visita della Beata Vergine Maria a Santa Elisabetta?

- Inizialmente san Francesco fondò ad Annecy un Istituto (1610) in cui si conduceva vita contemplativa e vita attiva. Quest’ultima consisteva nella visita e cura degli ammalati. In questo onorava il mistero della S. Vergine che visita S. Elisabetta.  Quando si trattò di fondare la prima casa uscita da Annecy, quella di Lione (1615), il vescovo Marquemont si oppose all’uscita delle Suore dal convento per la visita agli ammalati. S. Francesco di Sales in questa opposizione vide una volontà di Dio e trasformò il suo Istituto in Ordine religioso conservando il nome della Visitazione. E diceva alle prime Sorelle, che se non uscivano per visitare gli ammalati, potevano sempre visitare il cuore di ogni fratello per la preghiera e con il dono della propria vita per la loro salvezza.

- Viviamo in una società secolarizzata e scristianizzata. Ciò nonostante molte persone stanno sentendo un'attrattiva per la vita monastica. Perché la vita contemplativa affascina tanta gente? 

- Penso che affascina tanta gente perché Dio ci ha fatti a sua immagine. Quindi, istintivamente tendiamo alla verità, ad essere come Dio. Per il nostro prossimo che ci vede, ci incontra, sa che esistiamo, siamo un richiamo ai beni eterni, all’esistenza di Dio. Una persona atea vedendoci può chiedersi, se queste giovani e donne hanno sacrificato la loro vita per questo ideale, Qualcuno deve esistere...

- Perché una ragazza che ha  la vocazione monastica dovrebbe lasciare tutto per entrare in monastero? Ne vale la pena?

- A mio parere, sì, ne vale la pena. La giovane, o la donna, lascia tutto perché ha trovato qualcosa di meglio, altrimenti non avrebbe mai la forza di farlo. Solo se ho trovato l’ottimo, posso lasciare il buono. Gesù ci dice nella parabola del Vangelo di un uomo che ha trovato un tesoro nascosto nel campo. Quel uomo vende tutto quello che ha per comperarlo…

- Le persone che vengono a visitarvi nel parlatorio del monastero vi vedono sempre gioiose, serene e felici. Vi è mai capitato che qualche signora sposata vi abbia detto: “Ah, se avessi saputo che la vita consacrata rende così felici, invece di sposarmi sarei entrata anche io in monastero”?

- Oh, sì, tante volte! Ci capita spesso di ascoltare mamme, o spose, che dicono aver avuto la vocazione religiosa, ma per una serie di avvenimenti si sono trovate poi sposate. Parecchie donne sposate ci fanno questa affermazione, soprattutto quelle che vengono a confidarsi con noi, per chiederci qualche consiglio per situazioni matrimoniali difficili, separazione, divorzio, convivenza. Sentiamo inoltre spesso questa affermazione anche da donne sposate, che fanno un ritiro nella nostra foresteria, perché ci vedono serene con la “felicità che sprizza dai nostri occhi”…ci dicono…Eppure noi siamo naturali, non ci mettiamo la maschera…