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Attualmente le Monache Visitandine di Baggiovara (Modena) sono disponibili ad ospitare in monastero donne dai 18 ai 60 anni, purché siano interessate alla vita monastica e desiderino riflettere sulla vocazione religiosa. Per contattare il monastero potete scrivere al seguente indirizzo di posta elettronica: monvisit@virgilio.it

sabato 4 gennaio 2014

Spiritualità di Francesco di Sales

[Brano tratto da "Il nostro Dio è un Dio di gioia", delle Monache Visitandine di Baggiovara]


Francesco di Sales, pur essendo vissuto in un secolo che egli definisce “di ferro”, ha posto la gioia al cuore di tutta la sua spiritualità. Causa prima e fondamentale della nostra gioia è che Dio ci ama: un messaggio quanto mai attuale anche per noi oggi.

In occasione del quarto centenario dell’ordinazione episcopale di san Francesco di Sales, in un messaggio al vescovo di Annecy, mons. Yves Boivineau, si rallegrava per il fatto che «ancor oggi le sue opere fanno parte della letteratura classica» e ciò «è il segno che il suo insegnamento sacerdotale ed episcopale trova un’eco nel cuore degli uomini e soddisfa le loro aspirazioni profonde». E citando Paolo VI lo definiva «una delle più grandi figure della Chiesa e della storia». «Dottore dell’amore divino - scriveva il papa - Francesco di Sales s’adoperò incessantemente affinché i fedeli accogliessero l’amore di Dio, per viverlo in pienezza, volgendo il loro cuore a Dio e unendosi a lui. Fu così che, sotto la sua guida, numerosi cristiani intrapresero la via della santità. Egli mostrò loro che tutti sono chiamati a vivere un’intensa vita spirituale, qualunque sia la loro situazione o la loro professione, poiché la Chiesa è un giardino reso variopinto da fiori infiniti, gliene occorrono dunque di diverse grandezze, di diversi colori, di diversi profumi, insomma di diverse perfezioni. Siccome tutti hanno il loro prezzo, la loro grazia e il loro splendore, e insieme, nell’unione delle loro varietà fanno una perfezione molto gradevole di bellezza». Uno dei motivi dominanti che ricorre di continuo nelle sue opere è quello della gioia. Scrive Francesco di Sales: «Sono consolato della giovialità con la quale lei vive; poiché Dio è il Dio della gioia» (XIII 16). Francesco di Sales si rivolge così a madame Brûlart. Siamo nel 1604. A un’altra signora, scrive: «Sono molto lieto che il suo spirito sia gioioso rispetto a prima e che questa gioia pervada tutte le sue conversazioni e in particolare si estenda alla domestica» (XVIII). O ancora a Giovanna di Chantal: «Madre mia, viva ricolma di gioia davanti a Dio» (XVII 220). A proposito di se stesso dirà: «Sono più lieto che mai!»...

Al tempo in cui visse Francesco di Sales c’era un mondo per sua natura atto a suscitare un bel po’ di inquietudini. Era un’epoca di guerre locali continue: avventurieri e soldati spagnoli, francesi e savoiardi scorazzavano per il paese; incendiavano i campi di grano, uccidevano il bestiame e impiccavano la povera gente. Alcuni approfittavano della guerra per «arricchirsi e ingrassare, saccheggiando tranquillamente ora questo ora quell’altro». I duelli erano quotidiani. Come le esazioni dei potenti. Francesco definisce la sua epoca il “secolo di ferro”. È un tempo di carestie. Francesco di Sales fustiga quelle «signore che uccidono i montoni per nutrire un cagnolino pigro e codardo» (VII 68) mentre la gente è ridotta a mangiare le radici. Un tempo di epidemie di peste e di colera. Francesco di Sales si preoccupa che i preti non abbandonino il loro gregge in queste drammatiche circostanze. Non per nulla si pregava nelle litanie: «a peste, fame et bello, libera nos, Domine».

Un tempo di grandi lacerazioni: la religione anziché unire, divideva. La Savoia era uno dei punti caldi del confronto tra cattolicesimo e protestantesimo. Questa spaccatura penetrava fin nell’intimità delle famiglie. Francesco di Sales, missionario nel Chablais e in seguito vescovo di Ginevra in esilio ad Annecy, è stato di esempio nel difficile compito di aiutare la gente a vivere insieme, ad amarsi. Un tempo di post-concilio. Francesco di Sales si è dimostrato un riformatore deciso e per questo denunciava la decadenza di numerosi monasteri e la cattiva condotta e l’ignoranza di molti ecclesiastici. Era infine il tempo del Rinascimento. Un meraviglioso ritorno alle fonti e un amalgama di idee nuove, ma che, secondo molti, metteva in questione, dolorosamente, le idee ereditate...