Questo blog è gestito da un fedele laico che desidera promuovere la spiritualità dell'Ordine della Visitazione, basata sull'umiltà verso Dio e la dolcezza verso il prossimo. 

Attualmente le Monache Visitandine di Baggiovara (Modena) sono disponibili ad ospitare in monastero donne dai 18 ai 60 anni, purché siano interessate alla vita monastica e desiderino riflettere sulla vocazione religiosa. Per contattare il monastero potete scrivere al seguente indirizzo di posta elettronica: monvisit@virgilio.it

sabato 14 dicembre 2013

Un'umiltà gioiosa

[Brano tratto da "Il nostro Dio è un Dio di gioia", delle Monache Visitandine di Baggiovara]


Può capitare che il sentimento dei nostri limiti, delle nostre imperfezioni e del nostro peccato ci abbattano a tal punto da far scomparire qualsiasi gioia dal cuore. Lo stesso può avvenire quando siamo con l’acqua alla gola, privi di ogni consolazione spirituale, come scrive col suo stile così gustoso Francesco di Sales a proposito di una religiosa: «Guardate, di grazia, questa anima piena di consolazione. Essa si intenerisce alla presenza del suo Beneamato, si effonde in lui... Le mortificazioni, afferma, non mi costavano niente; le obbedienze erano per me delle gioie; ma ora che mi trovo nel disgusto e nell’aridità, non ho alcun coraggio... il gelo e il freddo mi hanno pervaso. Guardate questa povera anima: la sua scontentezza traspare perfino sul suo volto, ha un contegno cupo e malinconico e se ne va così confusa da far pietà. Mio Dio, che cos’ha? – si è costretti a dirle. Ah, che cos’ho? Sono languente... tutto mi disgusta» (VI 115).

A queste desolazioni, Francesco di Sales risponde con umorismo che «bisogna avere pazienza perché abbiamo una natura umana e non angelica» (XIII 172) e che bisogna accettare che la nostra imperfezione ci accompagni fino alla tomba. Andando oltre, afferma che le nostre debolezze e persino le nostre mancanze hanno, nonostante tutto, un lato buono, quello di farci crescere nell’umiltà, che è la base della santità. Ma insiste: un’umiltà gioiosa e generosa, che rende grazie a Dio perché egli è Dio e non un uomo, un Dio che «attira nel suo cuore la miseria dell’uomo», secondo la bella etimologia che egli dà alla parola «misericordia». E applica a se stesso questa considerazione: «Io non so come sono fatto; benché mi senta miserabile, non mi turbo affatto, e a volte ne sono gioioso pensando che sono un vero campo di lavoro per la misericordia di Dio» (XIII 366).

In conformità con la rivelazione biblica in cui i periodi di crisi sono dei momenti privilegiati nei quali Dio manifesta la sua tenerezza e la sua misericordia, Francesco di Sales invita chi è prostrato per la propria impotenza a guardare a Dio che lo guarda: «Sia gioiosa: nostro Signore la guarda, e la guarda con amore, e con una tenerezza più grande della sua “imbecillità”, termine che nel secolo XVII voleva dire debolezza» (XVIII 172).