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Attualmente le Monache Visitandine di Baggiovara (Modena) sono disponibili ad ospitare in monastero donne dai 18 ai 60 anni, purché siano interessate alla vita monastica e desiderino riflettere sulla vocazione religiosa. Per contattare il monastero potete scrivere al seguente indirizzo di posta elettronica: monvisit@virgilio.it

martedì 10 dicembre 2013

Un Dio d'amore

[Brano tratto da "Il nostro Dio è un Dio di gioia", delle Monache Visitandine di Baggiovara]


Ai tempi di Francesco di Sales, pare che gli uomini, nella loro mentalità, nei loro costumi e nelle loro istituzioni fossero duri e rudi. L’autorità paterna era sovrana, i principi facevano pesare il loro potere, l’onore veniva vendicato nel sangue, la giustizia non aveva la mano leggera. Non ci si facevano regali e soprattutto non si scherzava con la religione: l’inquisizione non era lontana, il massacro di san Bartolomeo aveva avuto luogo da poco. Lo stesso padre di san Francesco gridava: «dàgli agli eretici!», e diceva che bisognava convertirli con le cannonate. Questi atteggiamenti e comportamenti erano in parte dettati da ragioni politiche, ma erano sottostanti all’immagine che si aveva di Dio, un Dio autoritario, rivestito di potenza e di maestà, di cui si deteneva l’autorità. E, trattandosi dei calvinisti, si era convinti che, se non si fossero convertiti, sarebbero precipitati nell’inferno. Quando Francesco era ancora giovane studente a Parigi, le discussioni tra teologi vertevano sulla questione della predestinazione. Molto impressionato, egli ebbe la sensazione di essere predestinato alla dannazione e cadde preda di una depressione così terribile che i compagni credettero che morisse. Il suo diario intimo conserva le tracce emozionanti di questa angoscia. Dopo lunghe e drammatiche settimane, quando infine ritrovò la serenità, aggiunse nel suo diario: Jesus non damnator, sed salvator. Attribuì esplicitamente il vero significato al nome di Gesù che vuol dire «Dio salva». Di qui la venerazione che egli aveva per il santo nome di Gesù: «Se si è arrabbiati (termine che a quel tempo voleva dire tristi), il nome di Gesù ridona gioia: la bottega è aperta!» (VII 118). Si capisce così meglio la ragione per cui suggerisce, quando si è immersi nella tristezza, di ripetere questo grido del cuore, curioso a prima vista: «Gesù, siimi Gesù!» (IVD 275). Questa esperienza di un momento di tristezza indicibile, alla fine vinta, gli consentirà di manifestare una simpatia ricolma di conforto verso coloro che ne sono vittime. La sua corrispondenza lo testimonia: «So bene di che si tratta; ho attraversato questa esperienza e ne sono uscito».

«Non bisogna conservare la paura nel cuore perché esso è il luogo dell’amore» (IX 319). Con queste considerazioni, Francesco di Sales ha grandemente contribuito a mitigare il senso della giustizia di Dio con quello della bontà e della misericordia. San Giacomo l’affermava già nella sua lettera: «La misericordia ha sempre la meglio nel giudizio» (2,13). La concezione di un Dio despota ha avvelenato l’umanità e noi non ne siamo ancora guariti (M. Zundel). Molti sono oggi sono quelli che hanno più paura di Dio di quanto non l’amino. L’infanzia spirituale è un tema fondamentale nell’opera di san Francesco. Egli addolcisce il tratto un po’ severo dell’immagine della paternità affermando che Dio prova per noi un «amore paternamente materno» (XIX 17). L’immagine del bambino in braccio a sua madre, che gioca con la barba del padre, sostituisce quella comune prima di lui, del giudice e del maestro con il suo servo o il suo schiavo.

In una lettera a santa Giovanna di Chantal, Francesco di Sales descrive il Signore Gesù che accompagna Maria e Giuseppe in pellegrinaggio. «Egli fa loro da bastone, da mantello e da piccola bottiglia di vino, di vino, dico io, che fa gioire gli angeli e gli uomini e che inebria Dio Padre di un amore oltre ogni limite» (XIV 324). Gesù, piccola bottiglia di vino: che immagine meravigliosa! Sui sentieri della vita, come dice il cantico, l’Emmanuele ci accompagna e per sostenere il nostro morale di fronte agli ostacoli, affinché rimaniamo nella gioia, egli attinge dalla sua gioia e si dona a noi sotto forma di vino, un vino inebriante, che va alla testa!

Siamo molto lontani da quelle vetrate e miniature che rappresentano il Figlio dell’uomo con una spada tra i denti, o da un Gesù che non avrebbe mai riso, sempre teso, tutto occupato dalla serietà della sua vita e delle miserie umane, come lo predicava Bossuet, il quale tuttavia ammirava Francesco di Sales: «Egli (Gesù) ha sì preso le nostre lacrime e i nostri dolori, ma mai le nostre gioie e le nostre risa. Non ha voluto che le sue labbra si allargassero una sola volta con un movimento che sarebbe stata un’indecenza indegna di un Dio fatto uomo» (citato da Delumeau, La Peur et le Péché, p. 330).

E siccome un libro recente ripropone il vecchio problema di sapere cioè se Gesù ha mai riso, è gustoso sentire il parere di Francesco di Sales. A suo modo di vedere, Gesù non ha mai riso, perché ciò che induce a ridere è l’aspetto comico di qualcosa di imprevisto che all’improvviso appare, e, siccome Gesù conosceva il futuro, non era mai sorpreso. Quindi egli non rideva. Fin qui il lettore rimane desolato, ma deve ascoltare la conclusione: Gesù non ha mai riso... ma sorrideva!

Un aneddoto raccontato a Giovanna di Chantal mostra ancora l’idea che Francesco si faceva di «nostro Signore umanato». «Mi trovavano un anno fa, circa a quest’ora, a Torino e mostrando la sindone in mezzo a un gran numero di persone, molte gocce di sudore che grondavano dal mio volto caddero sulla stessa sindone... Mia cara madre, il principe cardinale (Maurizio di Savoia, fratello del duca) si arrabbiò che il mio sudore cadesse sulla santa sindone del mio salvatore. Ma mi venne in mente di dirgli che nostro Signore non era così delicato e che egli aveva sparso il suo sudore e il suo sangue per mischiarli ai nostri, in modo da dare ad essi il premio della vita eterna» (XVI 178).

Si vede come Francesco di Sales viveva familiarmente con il Signore. Santa Giovanna di Chantal ne dà testimonianza al processo della sua beatificazione: «Egli camminava sempre raccolto in Dio. Il suo raccoglimento non era né cupo né triste e non era avvertibile se non a coloro che conoscevano il suo metodo. Circa quindici anni or sono gli chiesi se stava a lungo senza che il suo spirito ritornasse effettivamente a Dio. Mi rispose: “A volte circa un quarto d’ora”. Egli viveva veramente ciò che raccomandava: “Mettete il vostro cuore un po’ più a suo agio con nostro Signore. Egli non è tanto delicato, andate a da lui alla buona...”» (Entretiens des aversions).