Questo blog è gestito da un fedele laico che desidera promuovere la spiritualità dell'Ordine della Visitazione, basata sull'umiltà verso Dio e la dolcezza verso il prossimo. 

Attualmente le Monache Visitandine di Baggiovara (Modena) sono disponibili ad ospitare in monastero donne dai 18 ai 60 anni, purché siano interessate alla vita monastica e desiderino riflettere sulla vocazione religiosa. Per contattare il monastero potete scrivere al seguente indirizzo di posta elettronica: monvisit@virgilio.it

sabato 28 dicembre 2013

Alle fonti della gioia

[Brano tratto da "Il nostro Dio è un Dio di gioia", delle Monache Visitandine di Baggiovara]


“La nostra gioia - scrive - è radicata in Dio. La causa prima e fondamentale della nostra gioia è che Dio ci ama”. Nella sua opera principale, il Trattato dell’amor di Dio (TAD) Francesco di Sales espone la genesi dell’amore di Dio verso di noi e la gioia a cui ci conduce. In maniera significativa, il primo capitolo di questa opera è tutto un elogio della bellezza, la bellezza dell’amore di Dio che fa trasalire di gioia al punto che si potrebbe parlare di un “trattato della gioia”.

Dall’abisso della sua eternità, Dio nutriva per noi pensieri di benedizione. Meditava per noi meditazioni di amore (TAD 969). E la conclusione di queste meditazioni, è l’incarnazione. Francesco di Sales afferma di aver ricevuto dei lumi speciali sul mistero del Natale, la sua festa preferita. Scrive: «L’amore dell’uomo ha talmente rapito Dio da farlo andare in estasi» (TAD 866). Si può legittimamente rendere attuale l’espressione in questo modo: «L’amore dell’uomo l’ha talmente reso folle da trarlo fuori di sé, da farlo uscire da se stesso al punto di incarnarsi». L’insieme di questo capitolo è sublime. Scritto in uno stile che prefigura quello di Charles Péguy, esso risponde all’interrogativo: «Che cosa non fa questo divino amante in materia di amore?». Troviamo qui un’allusione alla celebre esclamazione di san Paolo: «per me vivere è Cristo». Francesco di Sales ha l’ardire di parafrasarla e di metterla sulla bocca del Figlio di Dio fatto uomo: «Non sono più io che vivo, ma l’uomo vive in me. Per me vivere è l’uomo».

L’amore e l’attrattiva di Dio per l’uomo sono così intensi che in lui c’è come un duplice movimento di identificazione, quasi di fusione, che Francesco di Sales riassume in un solo tratto: «Egli ci ha fatto a sua immagine e somiglianza nella creazione, egli si è fatto nostra immagine e somiglianza mediante l’incarnazione» (TAD 721). Il culmine di questa “filantropia” di Dio (TAD 722) è raggiunta sulla croce, allorché «il Salvatore che ci conosce tutti per nome e cognome, ha offerto il suo sangue e la sua vita per tutti e ha lanciato per voi i suoi pensieri di dilezione: Padre mio, io mi faccio carico di tutti i peccati di Teotimo... Che io muoia, purché lui viva» (TAD 970). Altrove, Francesco di Sales evoca con un realismo impressionante nostro Signore il quale sull’albero della croce aveva, come la donna incinta, «la sua bontà è grande e incinta» di noi (Introduzione alla vita devota, IVD 310).