Questo blog è gestito da un fedele laico che desidera promuovere la spiritualità dell'Ordine della Visitazione, basata sull'umiltà verso Dio e la dolcezza verso il prossimo. 

Attualmente le Monache Visitandine di Baggiovara (Modena) sono disponibili ad ospitare in monastero donne dai 18 ai 60 anni, purché siano interessate alla vita monastica e desiderino riflettere sulla vocazione religiosa. Per contattare il monastero potete scrivere al seguente indirizzo di posta elettronica: monvisit@virgilio.it

sabato 23 novembre 2013

Circa la tristezza

[Brano tratto da "Il nostro Dio è un Dio di gioia", delle Monache Visitandine di Baggiovara]


Francesco di Sales avrebbe replicato così se gli avessero parlato di un uomo di vita santa ma con un’aria sempre imbronciata. Egli stigmatizza «i volti tristi, le facce piangenti e le persone che sospirano» (VI 322). Considerando la tristezza come uno stato estremamente pericoloso, egli dedica numerose dissertazioni all’esame circa il modo di combatterla. Eccellente consigliere spirituale, compatisce «la tristezza naturale che ha più bisogno di medici che di teologi» (XXVI 230) e la distingue dalla cattiva tristezza che viene dal maligno, il quale «siccome è triste e malinconico, e lo sarà eternamente, vorrebbe che tutti fossero come lui» (IVD 274), dando così ragione al «mondo che diffama quanto più può la santa devozione, dipingendo le persone devote con un volto depresso, triste e dimesso e affermando che la devozione provoca umori melanconici e insopportabili» (IVD 34). Bisogna purtroppo ammettere che queste riflessioni sono sempre attuali... Ecco l’occasione di dissipare il disprezzo e di dire che la vita devota non ha nulla a che vedere con la vita bigotta; a quel
tempo “devoto” voleva dire “dedito”, impegnato, pronto e gioioso nella via del Vangelo «Risvegliate spesso in voi lo spirito di gioia e di soavità e credete fermamente che è il vero spirito di devozione» (XIII 112). Vivetelo nelle incombenze quotidiane: «Rallegratevi quanto più potete facendo bene, poiché è una duplice grazia della buona opera, di essere fatta bene e di essere fatta gioiosamente» (XIV). Vivendo gioiosamente, coloro che avviciniamo avranno la grazia di «sentire un po’ di profumo del Vangelo» (VII 75). Come va il piccolo mondo? È con questo umorismo che Francesco di Sales salutava i suoi familiari, informandosi amabilmente dello stato del loro cuore. Leggendo le sue opere, si è spesso portati a sorridere tanto i suoi scritti sono coloriti di umorismo. È questo umorismo, compagno abituale dell’equilibrio, di cui è pieno, che gli permette di guardare dall’alto gli avvenimenti senza lasciarsene dominare. La radice dell’umorismo è la fiducia in Dio, un Dio il quale vuole che la vita sia seria ma non tragica.

Francesco di Sales ha vissuto l’intera sua esistenza nell’alta Savoia e in questo splendido quadro naturale egli nutriva la sua gioia di vivere e di credere. Curioso delle cose della natura, scopriva in essa il riflesso della bellezza e della bontà di Dio. Si serviva abbondantemente delle sue osservazioni, spesso molto fini, per cantare la gloria dell’Artefice (XII 307) e per meglio comprendere il comportamento umano. Invitata i suoi corrispondenti «a non avere sempre lo spirito chiuso in se stesso, poiché sarebbe pericoloso diventare tristi e malinconici» (VI 415), a calmarsi e a rinverdire la propria anima passeggiando, «andando per i campi» (in campagna), in montagna e nei boschi che ci dicono «cose che non si trovano nei libri. Vedrete quale gioia discende dalle nostre montagne». Amava «alzarsi di buon mattino, il tempo più gradevole in cui gli stessi uccelli ci invitano alla lode di Dio; e anche perché alzarsi di buon mattino favorisce la salute e la santità» (IVD 198).

«Il mio santo è san Francesco», amava dire. Come tutti i suoi, egli beneficiava di due secoli di influsso francescano tutto impregnato di gioia. Suo padre era un Francesco, sua madre una Francesca, suo fratello un Giovanni-Francesco, fino a Giovanna di Chantal che era una Giovanna-Francesca.